Il metodo

DISGRAFIA…ALCUNE RIFLESSIONI SULLA PREVENZIONE

Di disgrafia, in Italia, si parla davvero poco, nonostante molte ricerche condotte da grafologi e studiosi ne riscontrino un notevole aumento: secondo alcune statistiche, un’alta percentuale di bambini tra la seconda e la quinta elementare risulta disgrafica (circa il 20%).
Secondo la definizione dello psichiatra J. de Ajuriaguerra si definiscono disgrafici i ragazzi che hanno delle difficoltà grafo motorie senza che alcuna ragione neurologica o intellettiva possa spiegare questa anomalia.

La disgrafia è dunque un disturbo specifico dell’apprendimento che si manifesta come difficoltà nella riproduzione scritta di segni alfabetici e numerici.
Nel corso dei primi due anni della scuola primaria lo sforzo e il disordine sono in genere determinati dalla fatica dell’apprendimento, mentre divengono segno di difficoltà e si può parlare di disturbo se persistono anche una volta automatizzato il gesto, nella sua fase di personalizzazione (indicativamente intorno alla classe terza).
Perché tanti bambini scrivono male?

Imparare a scrivere viene per lo più dato per scontato, come se fosse una condizione naturale dell’essere umano, quando, in realtà bisogna studiare, imparando una tecnica ed allenando il gesto.
La scrittura è un’attività molto complessa che esige, per essere appresa, la padronanza di numerose attività di base che il bambino dovrebbe acquisire prima di affrontare questo tipo di apprendimento mediante il gioco, le attività psicomotorie, il disegno e graduali esercizi di prescrittura.
Ci vogliono circa cinque anni per acquisire degli automatismi, per far si che movimento e forma si integrino ed è verso i 10 anni che il bambino raggiunge l’età d’oro della scrittura, cioè quella che viene chiamata la “fase di latenza”.
Attualmente troppi bambini, in Italia, non imparano a scrivere manualmente in modo adeguato, pur in assenza di deficit o di patologie.
Considerato che la rieducazione interviene solo quando ormai la disgrafia è stata individuata, dopo aver creato non poco sconforto, frustrazione e rabbia, si rende necessario un lavoro di prevenzione che parta già dalla scuola d’infanzia.
Sappiamo che le principali cause della disgrafia sono imputabili a una ritardata o mancata maturazione delle abilità indispensabili per un corretto apprendimento ed è quindi utile lavorare sullo sviluppo di tali abilità.
Ma non solo. Dovremo anche adottare un approccio pedagogico fondato sul gesto grafico accordando ad esso, in sede di programmazione, la stessa attenzione che viene riconosciuta ad altri insegnamenti.
Nella prevenzione del disturbo si prenderanno soprattutto in esame il terzo anno della scuola d’infanzia e il primo anno - naturalmente continuando nel secondo, se necessario – della scuola primaria.
La Prof. ssa Alessandra Venturelli ha ideato un metodo, che ha messo in atto per educare il gesto grafico e prevenire così la disgrafia, applicato in via sperimentale, con ottimi risultati, in alcune classi a partire dall’A.S. 1998/99.
In tale metodo si indica necessario attuare degli interventi per l’educazione della psicomotricità generale, per lo sviluppo percettivo motorio e la consapevolezza del proprio corpo, nonché per sviluppare la lateralizzazione e la percezione spaziale. Importanti gli esercizi per la spalla, l’avambraccio, il polso e le mani, così da arrivare ad avere una buona motricità fine, utile per una corretta prensione del mezzo scrittorio.

Il tutto concretizzato attraverso giochi che non annoino il bambino e che lo portino sempre a trovare interesse e stimolo, con esercizi appositamente studiati.
L’attività parte quindi da tre tappe: rilassamento, dissociazione motoria (degli arti coinvolti nella scrittura) e motricità fine (per facilitare la postura e la prensione dello strumento).
Si prosegue con esercizi di percezione spaziale, attività di macrografia e di pittografia sia per acquisire le coordinate dello spazio grafico, sia per migliorare la scioltezza e la coordinazione motoria.
Si procede poi con esercizi di pregrafismo che preparano ai gesti tipici delle lettere in corsivo, per poi avviare alle singole lettere del corsivo vero e proprio, suddivise per “famiglie” di lettere secondo il gesto di base in comune.
Sia nel pregrafismo sia in seguito nella presentazione delle lettere del corsivo, dobbiamo procedere secondo il criterio metodologico dal gesto alla forma; non si deve insegnare a copiare le forme, quanto piuttosto a copiare dei gesti finalizzati a delle forme.
Fondamentale secondo la dottoressa è il lavoro dunque di prevenzione. Infatti, lo scrivere ripetutamente in modo scorretto finisce con il generare automatismi altrettanto scorretti che non possono che rendere difficoltosa la produzione di segni grafici leggibili e comprensibili.
Gli ambiti educativi ancora oggi hanno una scarsa cultura in merito alla difficoltà di scrivere di molti ragazzi non aiutando a diminuire la percentuale che vede disgrafico in media un bimbo su cinque (A. Venturelli, 2008).

Il corsivo si usa sempre meno e anche a scuola il suo insegnamento sta perdendo importanza, oltre a non essere tutelato da nessuna indicazione ministeriale.
Studi scientifici hanno in realtà evidenziato i vantaggi della scrittura corsiva nello sviluppo cognitivo dei bambini, ecco perché è una pratica da rivalutare.
L’insegnamento del corsivo sta piano piano sparendo dei programmi scolastici, in molti stati il suo uso non sarà più obbligatorio, sempre più in voga tablet e smartphone, i ragazzi imparano a digitare anziché scrivere su carta. Il risultato è che i ragazzi non sanno quasi più scrivere in corsivo, con effetti negativi sullo sviluppo del cervello.
“I bambini capaci di scrivere a mano, hanno fatto registrare un’attività neuronale molto più sviluppata rispetto all’altro gruppo testato” (Ricerca dell’università dell’Indiana condotta dalla psicologa KarinHarman James).
“La scrittura manuale legata accende massicciamente aree del cervello coinvolte anche nell’attività del pensiero, del linguaggio e della memoria (ricerca dell’università di Washington di Virginia Berninger).

PROPOSTA

Una serata GRATUITA di confronto e sensibilizzazione su questo argomento tanto attuale e delicato, in cui posso esporre e semplicemente condividere con i docenti le informazioni che ho raccolto frequentando presso l’Università di Ferrara il Master di I livello di “consulente didattico e rieducatore della scrittura per la prevenzione ed il recupero delle difficoltà grafo-motorie”, creato con l’intento di promuovere una visione delle abilità grafo-motorie di tipo psico-pedagogico-didattica, complementare a quella clinica, per favorire la formazione e il successo scolastico dei bambini con DSA in particolare con disgrafia che risulta essere attualmente uno dei disturbi specifici meno studiati e meno trattati.